Salgo sull’aereo, accompagnato da una carovana di ricordi, alcuni dolorosi, altri felici. Mi ricordo del perché me ne sono andato e mi ricordo ora, sistemandomi al mio posto, mentre comitive di famigliole con bambini raggiungono la loro fila, del perché credo di non voler più tornare. In aereo c’è tutta l’Italia: rumore, disordine, litigi, lamentele, gossip. Questi sono i ricordi dolorosi. Guardo fuori dal finestrino e osservo le montagne. Addio monti!
Il tutto viene amplificato da una sensazione di disagio, di non riuscire più ad accettare lo status quo, il pressapochismo, le vane promesse di un benessere che non ci sarà, che la nostra classe politica promette a piene mani e che noi, noi popolo del “basta che c’ho da magnà”, che ci speriamo pure, che ci azzuffiamo per le briciole, pronti a qualsiasi sotterfugio pur di racimolare quel che resta del bengodi di un tempo, quando si trovava lavoro, si guadagnava bene e si poteva andare in pensione a 50 anni.
Rido di rabbia all’idea del reddito di cittadinanza. Rido perché so che non mi riguarderà. Per mia scelta. Perché io me ne sono andato a cercarmelo il mio reddito, altrove, in un altro paese. Quelli senza lavoro che sono rimasti a casa invece riceveranno i soldi dallo Stato, che come una madre amorosa allungherà loro il peculio, con lo sguardo di rimprovero di chi si aspetta però che il figlio faccia qualcosa per meritarselo. Loro sul divano a giocare alla playstation. Altri, come me, su un aereo per la milionesima volta, perché li aspetta un’altra casa, non l’Italia, dove non c’è assistenza agli scaraffoni di mamma, ai poverimanonècolpaloro, ai disoccupati che purtroppo non sono riusciti a entrare alle poste, in polizia, al comune e che quindi – giustamente – aspettano che il lavoro bussi alla porta.
Addio monti!
L

