Il 2020 è stato quasi per tutti un annus horribilis. E’ stato l’anno del Covid, degli ottantamila morti in Italia e dei quasi due milioni di morti in tutto il mondo. Per celebrare la fine di quell’annata, scrissi questo articolo (qui), nel quale esprimevo le speranze e i timori che nutrivo per l’anno a venire. Ero un po’ spaventato e non del tutto disilluso.
Il 2022 è stato diverso dal 2020. Non è più l’anno del Covid. E questo è già un bene. Ma in compenso è stato l’anno di altre catastrofi. Per esempio della guerra in Ucraina. E’ stato l’anno di una gravissima crisi ambientale, di una siccità allarmante, delle inondazioni nelle Marche e del nubifragio di Ischia. E’ stato l’anno che ha segnato il picco negli effetti del cambiamento climatico. E’ stato anche l’anno che ha messo sotto gli occhi di tutti la presenza di una corruzione e di una speculazione mostruose (si scrive Qatar, si legge Bruxelles). Tutti noi già un po’ lo sospettavamo. Ora però lo sappiamo con certezza. E poi è stato l’anno dell’energia a prezzi folli, dell’inflazione e, ovviamente, di sorella sua, la recessione.
Vorrei congedarmi ora dal 2022. Sebbene questa volta in maniera diversa.
Innanzitutto auguro una serena dipartita a Mr Putin. Senza dubbio Vladimir P. è stato l’assoluto protagonista dell’attuale panorama e com’è giusto, è lui che voglio mettere in cima alla mia lista. Diciamo che se l’è guadagnato.
Auguro, poi, un altrettanto rapido decesso ai sigg. Peskov e Medvedev, sensali e scendiletto del loro malvagio padrone, forse ancora più fautori di una guerra mondiale che se fosse per loro, sarebbe iniziata da un pezzo. Immagino quanta voglia abbiano di schiacciare quel pulsantino, e quanto, sotto sotto, accarezzino quest’idea nelle loro gelide notti moscovite, passate a discutere di come vorrebbero sterminare noi occidentali. Ebbene, a loro i miei più cordiali auguri di un rapido (e doloroso) decesso.
Dopo la decapitazione del novello Quarto Reich e di buona parte della Duma, dei generali russi, della legione Wagner, dei combattenti in Ucraina (ah, se non lo sapevate è stata scoperta una stanza che l’esercito sovietico usava per torturare i bambini), spero che la stessa fine capiti a un altro pazzo scriteriato, il nordcoreano Kim Jong-Un, colpevole soltanto di esistere. Se non ci fosse sarei più tranquillo. Auguro perciò al sig. Jong-Un un tempestivo trapasso. Magari mentre accarezza il suo missilone nucleare pensando si tratti del suo sottodimensionato membro.
Se poi Babbo Natale volesse farmi un regalo e avesse ancora tempo, vorrei che sterminasse uno ad uno tutto il regime iraniano, a cominciare dall’Ayatollah Ali Khamenei (o come diavolo si scrive), fino al boia e all’indegno braccio armato del regime, che per me doveva finire al tempo dei cammelli. Ma che nel frattempo si è abbarbicato come un tumore maligno a un libro di cui troppi nei secoli hanno via via deviato il messaggio (fino a farmi sospettare che sia il libro stesso a essere deviato) per giustificare i peggiori massacri. A lui e a tutto il suo entourage le mie preventive condoglianze, nella speranza che le loro ultime notti siano le più sofferenti di tutta la loro vita.
Magari non trapassi, ma una lunga e solitaria malattia la auguro agli speculatori e ai paraculo, a chi si è arricchito con la crisi, a chi difende gli indifendibili, a chi si è lasciato corrompere con valigie piene di denaro. Mi viene in mente Infantino, il capo della FIFA, che per difendere la scelta di giocare il mondiale in Qatar, si è dichiarato arabo e gay. E Blatter prima di lui. E’ facile fare della retorica dopo essersi venduti l’anima al miglior offerente. E’ facile celebrare il corruttore e spacciarlo per santo. Soprattutto è facile intascare i soldi, molto più facile che difendere i diritti umani, calpestati ogni giorno in un angolo di mondo rimasto indietro di mille anni. Ci sono in questo i vari Panzeri, una certa Kaili e il suo compagno, l’italiano, Giorgi. E chi sa quanti altri. E chi sa quanti altri italiani.
Vorrei che il 2023 porti malanni incurabili agli economisti delle BCE, ai retrogradi di qualsiasi governo, ai giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti, a chi vuole ridurre le libertà, vuole tappare la bocca, a chi spara sui manifestanti, li impicca, li insulta. Ai politici di qualunque paese che ci hanno tolto qualunque speranza. A me e a tanti altri come me. Possiate tutti voi passare il Natale peggiore della vostra vita. E che possibilmente sia l’ultimo.
L