E tu, in cosa credi?

Forse qualcuno di voi si ricorderà del famoso monologo del film Radiofreccia, che faceva “Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards…“.

Anche se non sono certo Stefano Accorsi mi è venuta l’idea di chiedermi in cosa credo invece io. Chissà se vi è mai capitato di domandarvi in cosa credete, se vi siete mai fermati a pensare ai vostri punti saldi, a cosa rimane delle vostre convinzioni al netto delle vostre più recenti scoperte, sulla vita, sulle persone, su Dio. Vorrei mettermi alla prova con un mio modesto “credo” personale, condivisibile o meno. Poco importa. L’opinione – per essere fini – è come il buco di culo: ognuno ha la sua. Spero di non offendervi (troppo)!

Credo nella famiglia, nell’amore incondizionato di un padre e di una madre e in quello tra fratelli. Credo che non esista legame più forte di quello che unisce membri dello stesso sangue.

Credo che se si è fortunati nel corso di una vita intera si possono contare forse due, tre amici veri al massimo. Il resto sono nient’altro che comparse, controfigure, gente che appare e poi scompare. Fumo negli occhi, aria fritta.

Credo che l’amore vero sia ancora più raro dell’amicizia, forse non esiste nemmeno. Molti – quasi tutti – non lo trovano. Perciò si accontentano di quello che capita, senza crederci veramente nemmeno loro. Più si invecchia e più si avverte il terrore di rimanere soli, di morire da soli come un cane. Nessuno accetta quest’idea e si fa andare bene il primo compagno che passa per strada, dimenticandosi di tutte le sofferenze passate. Credo che l’amore possa esistere dunque solo in assenza di memoria.

Credo che l’amore comunque duri poco. Spesso viene confuso con la passione. Infatti, molto spesso, quando si smette di desiderare qualcuno, finisce anche la relazione. Credo che dopo qualche anno l’amore diventi soltanto una bella amicizia. Ci si sopporta, ci si conosce, si ride ancora e si scherza, ma iniziano le litigate, si tollerano sempre meno i difetti dell’altro. Se si riesce ad allungare questo periodo bene bene, come la pasta della pizza, si può anche morire con la stessa persona. E’ questione di pazienza (e di impasto).

Credo che il mondo sia crudele, spietato. La gente – la stragrande maggioranza – fa schifo. E’ cattiva, egoista, ignorante, rozza, volgare, rumorosa, avida, corrotta.

Credo che una ristrettissima minoranza di persone, direi l’1% di tutta la popolazione mondiale, sia invece illuminata, colta, altruista, innovatrice, geniale, lungimirante. Purtroppo, la proporzione è troppo sfavorevole e quindi i pochi buoni non potranno mai avere la meglio sul restante 99%. Il nostro destino è quindi di estinguerci con le nostre stesse mani, tra guerre, inquinamento, sovrappopolamento, carestie, epidemie ecc.

Credo che non esista niente dopo la morte. Non ce n’è alcuna prova infatti. Credo che la religione – LE religioni in effetti – siano frottole, inventate dall’uomo, che ha sempre avuto paura di morire e quindi di scomparire per sempre. E’ così, accettiamo l’idea. Facciamocene una ragione. Lo capisco, abbiamo tutti quella scintilla di dubbio, ma tanto non lo sapremo mai.

Credo che la Bibbia non abbia alcun valore, anzi credo che abbia lo stesso valore metafisico delle Favole dei Fratelli Grimm e lo stesso valore storico di un romanzo di Dan Brown. Idem per il Corano, i Veda e roba simile. Sono tutti libri scritti per giustificare noi stessi e la nostra voglia di credere in qualcosa.

Credo che si debba godere soltanto di quello che c’è, che è l’unica certezza che abbiamo. LA VITA. Bisogna sfruttare ogni momento, perché quando finisce, finisce. Non c’è un secondo tempo, un atto finale, un nono inning, un sequel, non c’è una deroga. Non c’è niente. Nessun angioletto, nessun diavoletto, nessuno che viene a trovarti nei sogni a dirti che ti aspetta nell’aldilà. E’ un mucchio di scemenze.

Credo che diamo troppa importanza alle cose sbagliate. Viviamo appesi a una caccola dell’universo. Siamo una particella di un organismo infinito. Viviamo il tempo di uno starnuto, in confronto al tempo eterno dell’universo e ci preoccupiamo di dove faremo le vacanze, di dove mangeremo a Natale, dei bollini della spesa, del canone della televisione. Viviamo immersi nelle cazzate invece delle uniche cose che contano, cioè la famiglia e la serenità.

Credo che il mondo sia sbagliato, cieco, ingiusto. Destiniamo fondi alle stronzate, investendo tempo e energie in ciò che alla fine ci distruggerà. Credo che dovremmo pensare all’ambiente, alle risorse rinnovabili, alla salute, all’istruzione, al progresso tecnologico. Invece investiamo nel consumismo, nel petrolio, nei piaceri effimeri, nello sport, nei social media, nella moda. Credo che quindi non ci sia salvezza per noi.

Credo nel bello, nell’arte, nella cultura, nella leggerezza, nella musica. Credo che un dipinto o una scultura siano frammenti di eternità, la prova che l’uomo è nato per grandi cose, ma ha inventato i cellulari e quindi ha smesso di pensare, trasformandosi in uno scimpanzè. Senza offesa per gli scimpanzè.

Credo che si debba rispettare sempre il prossimo perché ci si sente meglio a compiere un bel gesto piuttosto che a lanciare un insulto. Credo però che sia molto difficile.

Credo in una serata in pizzeria tra amici, nelle chiacchiere in compagnia, nelle risate di complicità con qualcuno, nel dire “ti voglio bene” al proprio padre e alla propria madre, nell’abbracciare un figlio appena nato, nel parlare di un libro letto o di una bella canzone, nel guardare un tramonto con una persona di cui si è innamorati e nel risvegliarsi accanto a lei. Credo che per questo, anche solo per questo, valga la pena vivere.

L