E’ da pochissimo in libreria Dante Enigma, del rampante Matteo Strukul, scrittore che non è alla sua prima prova con la Storia, essendo l’autore – sempre per i tipi di Newton Compton – della saga “I Medici”. Il libro su Dante è stato preceduto da un pesante battage pubblicitario e lo stesso autore, sulla sua pagina Instagram, ha più volte anticipato il libro, in vista dell’uscita prevista il 3 maggio.

L’ho appena finito e devo dire che la mia posizione a riguardo è piuttosto combattuta. Come probabilmente avrete scoperto leggendomi e leggendo qualcuno dei miei vecchi post, sono un dantista convinto e un medievista di formazione (ormai a tempo perso). Questo mi ha portato a leggere il romanzo di Strukul con una certa dose di diffidenza e, temo, malcelato scetticismo, fin dalle prime pagine. Consapevole di avere quindi una lente deformante sotto gli occhi, vorrei comunque dire la mia, sapendo già che la mia recensione non sarà obiettiva al 100%. Vediamo intanto di che parla il libro.
Dante Enigma segue le vicende di un Dante ancora ragazzo, ambientandole tra il 1288 e il 1289. A quest’altezza, Dante Alighieri, poco più che ventitreenne, si trova coinvolto nei preparativi per la famosa battaglia di Campaldino, che ha luogo l’11 giugno 1289, tra la guelfa Firenze e la ghibellina Arezzo. Il libro segue da vicino l’evoluzione in senso negativo degli eventi, fino a che le relazioni tra le due città si deteriorano a tal punto che il conflitto armato diventa inevitabile. La battaglia di Campaldino è una tappa importante nella vita di Dante e lui stesso ne parla in più di un’occasione. Dante vi partecipò come feditore a cavallo, cioè come combattente in prima linea. Possiamo soltanto immaginare quanto quel giorno contribuì a influenzare il suo carattere. Della battaglia di Campaldino, Dante fa infatti menzione in più di un luogo della Divina Commedia, per esempio quando racconta l’avventurosa morte di Bonconte da Montefeltro (nel VI del Purgatorio), avvenuta proprio quel giorno a Campaldino, e ne parla anche in svariati altri punti dell’Inferno.
Al di là dell’aspetto storico, Strukul ricostruisce (“romanzandoli” ovviamente) i dialoghi, con il suo tipico piglio mordace, per i quali è conosciuto, rendendo appieno il ritmo, che sembra farsi sempre più frenetico. Strukul è uno scrittore di vaglia, uno che conosce bene le sue fonti, che sa usare per sorreggere la storia, quando gli occorre introdurre elementi di fantasia alternando cose vere a cose che vere non sono. Ho apprezzato molto la scena della battaglia. Qui secondo me è venuta fuori tutta l’esperienza del romanziere storico. Il lessico è accurato, la descrizione convincente, e l’architettura intreccia bene le singole scene con le inquadrature di massa, i cosiddetti piani lunghi. Bella anche la conclusione, che riunisce nella storia principale ciascuna delle sottostorie, portandoci a vivere con un senso di sollievo il ritorno della pace, laddove si prima si era scatenata la tempesta. Quindi per riassumere: bello, bella la boisserie, bello tutto… Ma veniamo a cosa non ha funzionato granché.

Dante Enigma rimane per me un enigma. Come ho detto, il libro è ben documentato, nulla da eccepire, ma se proprio si voleva scomodare un periodo come quello giovanile del Sommo Poeta, forse si poteva scendere un po’ più sotto la superficie. In che senso? Cerco di riassumere. In quegli anni della vita di Dante, si sviluppano intorno a lui una serie di questioni, personali, filosofiche, perfino “esoteriche”, che ritornano più avanti, quando il poeta, ormai in esilio, si dedica alla stesura della Commedia.
Un aspetto che sicuramente molti conoscono è il rapporto “travagliato” tra Dante Alighieri e Guido Cavalcanti. Qualcuno ricorderà il sonetto Guido i’ vorrei che tu e Lapo ed io e forse qualcuno ricorderà anche che è a Guido che Dante dedica la Vita Nova, così come è a Guido che Dante dedica la sua prima poesia. Insomma, i due erano molto amici. Poi più avanti avranno dei diverbi, per cui si allontanano (Guido Cavalcanti muore nel 1300, ndA), ma nel 1288, cioè quando viene ambientato il romanzo, Dante e Guido sono ancora profondamente legati. Eppure, di questo rapporto non viene fatta quasi menzione. Sarà stata magari una scelta redazionale, sarà che l’aspetto privato di Dante avrebbe potuto “rallentare” l’evoluzione della storia, tutta incentrata sulla battaglia. Però mi sarei aspettato qualche riferimento in più. Ne avrebbe guadagnato, credo, lo spessore del protagonista, oltre a darci modo di conoscere meglio la sua quotidianità, fatta a quel tempo di tanta ambizione ma ancora di pochi successi.
Tralascerò il discorso sull’aspetto filosofico e quello esoterico perché sarebbe un discorso troppo lungo. Dirò soltanto che, volendo, si poteva integrare il racconto con elementi un po’ più suggestivi, quali roghi, processi e scene di vita quotidiana (taverne, bordelli, sale buie e fumose, avete capito che intendo), che per un romanzo “medievale” non guastano mai. Ma Strukul ha preferito – giustamente – mantenersi fedele alla storia e quella ha sviluppato, con coerenza e mano ferma, senza lasciarsi ammaliare dalla tentazione del gotico, tante volte usato (e abusato).
Un’altra cosa che ho trovato strana è la presenza di tanti mini capitoli. A volte ci si ritrova dei capitoletti di due, tre pagine al massimo, nei quali viene davvero sviluppato poco. Più che disperdere il racconto in cosi tanti capitoli, avrei personalmente optato per accorparli e farne invece capitoli più grossi. Penso che l’intenzione sia stata di dare, come dicevo, ritmo alla narrazione, però così il rischio è di abbozzare qualcosa senza avere il tempo di approfondirlo a sufficienza.
Strukul poi si avventura su un terreno originale che è quello della pura invenzione. Sacrifica di fatti il rapporto Dante – Guido ma letteralmente “inventa” (perché non esistono prove contrarie) l’amicizia tra Dante e Giotto. L’unico elemento che autorizza l’invenzione è il fatto che entrambi si trovavano a Firenze nel 1290, benché poi abbiano preso strade separate. Da qui però il romanzo prende l’aire per ipotizzare che Giotto conoscesse – e bene per giunta – il giovane poeta, per il quale si scopre aver fabbricato la spada utilizzata da Dante durante la battaglia. Insomma, complimenti per il coraggio!
Un’altra invenzione, che non so se far rientrare tra le note positive o quelle negative, è la conferma – sempre romanzata – che Dante soffrisse davvero di attacchi epilettici (c’è solo un vago accenno nella Vita Nova…). Questi attacchi, che si verificano sovente nel corso del racconto, sono il pretesto per far avere a Dante le visioni “mistiche” rielaborate e confluite poi nella Commedia (per esempio quella di Lucifero, della città di Dite, delle Erinni). Ne apprezzo molto l’idea alla base e mi chiedo se sono io a non averne capito il senso (molto probabile) perché, francamente, non le avrei incluse, perché avrei tenuto separato il periodo giovanile da quello maturo. Comunque, al netto, sottolineo di nuovo l’orginalità e il coraggio di trattare la figura del più grande poeta italiano come vera e propria argilla da plasmare.
In conclusione, il mio giudizio è che si poteva fare meglio. Per carità, la storia regge, il libro è scorrevole. Ma non è quel capolavoro che mi aspettavo quando l’ho aperto la prima volta. Non voglio però togliere nulla all’autore, che ha sicuramente confezionato un romanzo pregevole. Come sostenevo all’inizio, il mio parere è molto probabilmente influenzato dalla devozione quasi sacra che nutro per quel periodo storico e per la figura di Dante, a cui più volte mi sono avvicinato, sempre da incapace, con l’intento di scrivere qualcosa, anche solo uno scampolo, un brandello, un lacerto, rendendomi poi conto di non sapere da dove cominciare. A questo punto mi viene il sospetto di essere io il vero impostore e di aver volutamente trovato dei difetti per arrogarmi il diritto di non farmi piacere qualcosa scritto da qualcun altro. Il critico invidioso è sempre il critico peggiore (ma anche quello più sincero), perché non nasconde di aver voluto essere lui a scrivere la storia che ha letto. Confido a mia volta nel giudizio benevolo dei posteri. Buon piovoso abbraccio a tutti.
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