La Freeform, emittente via cavo statunitense, ha avuto la brillante idea di sviluppare una serie televisiva basata sull’Inferno di Dante, ambientandola ai giorni nostri. Il centro dell’azione non sarà più Firenze ma Los Angeles, dove si svolgeranno le vicende di Grace Dante, 20enne dalla vita travagliata, divisa tra un fratello problematico e una madre dipendente dalla droga. La giovane rinuncerà a tutto, vita, carriera, sogni ecc per occuparsi della sua famiglia disastrata, vivendo quindi un vero e proprio inferno quotidiano. Questa a grandissime linee l’idea della serie.

Se da un lato mi fa certamente piacere che in America si interessino a Dante, dall’altro non posso nascondere un certo fastidio nel sapere che la Commedia verrà fatta a pezzi e data in pasto a un pubblico poco incline a sottigliezze linguistiche, storiche e tantomeno teologiche. D’altronde, già Woody Allen diceva tempo fa che gli americani non gettano mai via i loro rifiuti ma li trasformano in show televisivi. Quindi il pensiero corre veloce all’umorismo sguaiato e alla risata facile, al trash proposto in tutte le salse dei talk-show d’oltreoceano dove genitori redneck si menano davanti ai figli per fare audience e gli chef urlano in cucina che manco i sergenti istruttori alle reclute, alla mancanza di educazione artistica e alle lacune culturali dei quiz a scelta multipla per adolescenti coi denti bianchi e i capelli perfetti che magari vogliono solo fare i quaterback o le cheerleader perché è più figo che studiare letteratura europea. Allora mi rendo conto che i miei forse sono solo stereotipi e che invece gli americani non sono più come si vedono nei loro stessi telefilm, che non sono tutti surfisti californiani, teenager bullizzati, nerds, aspiranti supereroi, potenziali serial-killer e cose simili. Forse si stanno aprendo al resto del mondo e per mondo intendo il Vecchio Mondo: l’Europa. In fondo noi (gli italiani) li abbiamo scoperti (loro, gli americani), e quindi un po’ di rispetto ce lo devono, dato che da sempre ci prendono per il culo con i Mamma Mia! caricaturati, i gesti delle mani fatti a casaccio, la pizza con l’ananas, il vino bevuto a metà pomeriggio in giardino, i film dove gli italiani sono tutti o mafiosi o latinlover (molti di noi suonano anche il mandolino). Che scoprano invece la nostra cultura millenaria fatta di Dante, Leonardo (non Dicaprio) e Michelangelo (non quello di Dan Brown), ma soprattutto la smettano di fare il bagno nella Fontana di Trevi e andare in giro per Roma in Vespa. Allenino il palato ai sapori delicati della nostra tavola e agli aromi stagionali che nulla hanno a che vedere con gli hamburger, i tacos, i chipotle, il burro di arachidi, il caffè allungato in tazza grande, gli spaghetti con le polpette o, peggio, alla bolonnaise come lo chiamano loro (mi viene orrore solo a pensarci!), il parmesan e chi più ne ha più ne metta. Se mi maltrattano Dante sarà guerra senza quartiere. State attenti, sono cintura nera di stereotipi.
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