Ragazzi, ma cosa sta succedendo in Inghilterra?? Qualcuno direbbe forse, “C’è del marcio in Inghilterra!” parafrasando il Bardo locale. Io non vi nascondo di essere particolarmente preoccupato, non solo per essere stato un ex-expat e perché ho ancora amici che vivono lì, ma sono preoccupato soprattutto perché ciò che succede Oltremanica ci tocca da vicino.
Tanto per cominciare, oggi, 19 luglio (segniamocelo sul calendario), si parla con una certa spocchia di Freedom Day. Nel senso che l’amministrazione Johnson ha ufficialmente rimosso a livello nazionale le restrizioni legate all’obbligo dell’uso della mascherina, all’aperto e al chiuso, e ha spazzato via tutto ciò che concerne il distanziamento. La notizia mi sconcerta, considerando che appena un anno fa l’Inghilterra, insieme all’Italia, era tra i paesi più colpiti al mondo e che le immagini delle strade vuote di Londra e dei reparti di terapia intensiva pieni ce le ricordiamo un po’ tutti. Possibile che si sia arrivati già a questo? Che dire…First reaction: scioc!
Ma ho la ferma convinzione che il lockdown e la pressione prolungata debbano aver traviato anche il popolo inglese e che le intemperanze dello spettinato corsaro biondo non siano affatto un caso isolato. Boris ci sta mettendo del suo, come vuole il personaggio, con un gesto a dir poco irresponsabile (per non dire criminale), che rischia di scatenare una seconda pandemia. La sua politica avventata è una minaccia a questo fragile equilibrio, raggiunto dopo trattative estenuanti da parte di un’Europa che si barcamena da mesi tra vaccini e coprifuoco. Siamo tutti stanchi. Perciò non si capisce perché l’Inghilterra debba esserlo più degli altri.
Poi, come si diceva, il popolo inglese, notoriamente sobrio, morigerato, elegante (eh!) ha dimostrato di non essere da meno del suo discutibile leader. Beceri come sono sempre stati, hanno dato il “meglio” di sé in occasione del mondanissimo evento degli Europei di calcio, durante il quale invece di alimentare lo stereotipo (usurpato) di popolo civile, hanno preferito confermare quello che tutti pensano, cioè che sono dei buzzurri e dei pessimi perdenti.
Gli Inglesi si sono presentati alla finale contro di noi convinti di avere già l’europeo in tasca. Forse qualcuno avrebbe dovuto ricordargli la massima del Trap, magari traducendogliela pressappoco in questi termini: “Don’t say cat, if you don’t have it in the sack!”. Hanno poi boriosamente ripetuto fino alla nausea la cantilena IT’S COMING HOME come se la cosa avesse dovuto spaventarci. Mah. Anche qui qualcuno avrebbe dovuto indicare il medagliere, il loro medagliere, dal quale penzola tristemente una sola medaglia, quella del Mondiale del ’66 (vinto tra l’altro con il goal fantasma di Hurst che, come dimostrato, non entrò mai). Se il calcio è a casa da loro che non hanno vinto quasi niente, allora figuriamoci in Italia, dove luccicano i trofei strameritati di 4 Campionati del Mondo e 2 Europei. Vabbè, li abbiamo lasciati gongolare, perché in fondo ci facevano tenerezza.
Quel giorno allo stadio c’erano tutti, Tom Cruise compreso. Per non parlare del patinatissimo Beckham, del meno patinato principe William, accompagnato da figlio e consorte, e da altre celebrità minori. La partita è andata com’è andata, ma ciò che davvero ha nauseato è stato l’atteggiamento irritato e antisportivo dei giocatori, i quali si sono tolti la medaglia del secondo posto subito dopo averla ricevuta. Alla faccia del Fair Play. Ma l’adrenalina e gli animi caldi non bastano a giustificare il loro assurdo comportamento dei giorni successivi. Non sono mancate come da copione (stile Eurovision) le polemiche all’indirizzo della vittoria italiana – ripeto, strameritata – quasi a voler delegittimare i neocampioni. Sono fioccate sui tabloid inglesi accuse alla nostra correttezza e sospetti riguardo la liceità di alcuni episodi, che se si fossero verificati a parti rovesciate, sarebbero invece stati presi per “foga agonistica” (vedi il fallo di Chiellini).
Fuori dallo stadio, poi, subito dopo la fine della partita – ma questo lo annovero tra gli episodi dubbi – si è assistito a una vera e propria caccia all’uomo. Circolavano filmati abbastanza strani che mostravano i tifosi inglesi picchiare i tifosi italiani, benché le circostanze e i motivi mi siano tutt’altro che chiari.
Infine, l’ultima follia che girava sui social è stata il boicottaggio in massa dei ristoranti italiani. Ebbene sì, gli inglesi si rifiutano di mangiare il nostro cibo. Posso dirlo con una certa soddisfazione che, almeno in questo caso, si scornano con le loro stesse mani, perché se credono di mangiare meglio mangiando la robaccia che esce dalle loro cucine, i veri puniti sono proprio loro. Noi continueremo a goderci la pizza e la pasta asciutta. Per carità, offesissimi.
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