Non ho più l’ombra di un social. Ho rimosso Instagram e non sono più su Facebook da dieci anni. Eppure non passa giorno che non legga o senta da qualche parte delle imprese di Mr Ferragni e del suo datore di lavoro, Lady Ferragni.
Non c’è verso di liberarsi del martellante e ormai quasi giornaliero aggiornamento sulle loro gesta, dall’ultimo special su Prime, alla serie sulla loro vita, alla news sull’ultimo fighissimo loft appena acquistato. Perfino le sedute di chemioterapia di Fedez.
Ma la cosa che più mi sconvolge – aldilà della morbosa attrazione verso una coppia che non ha nulla da trasmettere se non uno sgradevole senso di nausea – è che la loro legione di ammiratori (roba da decine di milioni di persone) è composta proprio da quel pubblico che dovrebbe invece disprezzarli per ciò che questa coppia di esibizionisti rappresenta.
I Merdagnez ormai da tempo hanno venduto l’anima al diavolo. O meglio al miglior offerente. Non hanno più un briciolo di privacy. Per non dire di dignità. L’hanno scambiata per un post, che li ritragga – possibilmente – mentre copulano, defecano, si denudano, scorreggiano e ruttano. Sempre ovviamente a favore di obiettivo. Perché l’importante è guadagnarci.
Ma la cosa più incomprensibile (almeno per me), è che dall’alto di un impero costruito sul niente, i Merdagnez pontifichino su questo e quello, come se sapessero cosa vuol dire vivere con mille euro, quando se ne devono spendere 1500 per un appartamento a Milano. Mentre loro si fotografano a cena nei ristoranti stellati, a mollo alle Maldive, nel più lussuoso attico di City Life. In pratica mentre sfoggiano la cafonesca quotidianità di una vita smeralda che però più vuota non si può.
E la gente, che dovrebbe invece vomitare per uno sfarzo accumulato senza saper fare nulla, li idolatra come divinità. Quei giovani che faticano a trovare un buco a Milano, per qualche motivo sbavano a vedere un appartamento che sarà costato un paio di milioncini, acquistato con selfie in lingerie e lacrimevoli confessioni di sedicenti malanni.
Come si fa a non sentirsi offesi? I Merdagnez non rappresentano i giovani d’oggi. Per niente. Non sono una trasposizione fedele della realtà. Sono invece quanto di più distorto esista. Rappresentano semmai quello che NON si dovrebbe essere. Il loro è un invito a rinunciare al pudore, all’intimità, e a prostituirsi anima e corpo per un assegno. Se c’è una cosa che dovrebbe essere taciuta è la diagnosi di una malattia. Invece anche qualcosa del genere, di così violentemente personale, lo usano per lucrare. In una famiglia normale – ma sicuramente a questo punto l’anormale sono io – certe cose si dovrebbero discutere a voce bassa, per paura di alimentare il pettegolezzo. Sbaglio o una volta si diceva che i panni sporchi si devono lavare in casa?
Ma non è certo il caso dei Merdagnez che, anzi, più il panno è sporco e più ci guadagnano. Sponsorizzati da un voyerismo morboso, quasi patologico, affamato di curiosità, che vorrebbe sollevare le coperte del loro talamo per vedere che succede, e che se potesse rapirebbe i loro pargoli pur di essere i primi a sentirli parlare, che ride quando parlano inglese e si commuove quando li vede giocare in una nursery da miliardari. Quando in realtà nessuno si accorge che il figlio di qualcun altro è pur sempre il figlio di qualcun altro. In questo caso di una coppia di estranei e che purtroppo ha dimenticato che l’attenzione verso i figli degli altri (e verso i bambini in generale) è uno dei reati più aberranti.
Bravi quindi dei Merdagnez ad averci resi tutti un po’ più pedofili. Detto con ironia, sia chiaro. E pure con un senso di sconfitta, perché nella loro trappola siamo caduti tutti. Abbiamo tutti abboccato alla loro esca.
Così ormai ci commuoviamo per le lacrime finte di Fedez. Ci consultiamo in pausa caffé su cosa dovrebbe fare, come se fosse un nostro amico. Ci raccontiamo estasiati del loro ultimo viaggio, come se l’avessimo fatto noi. Chiediamo al collega “Hai visto che bella casa?”, quando poi la sera ci aspetta il nostro fatiscente monolocale in periferia.
Bravi i Merdagnez nel vivere la nostra vita, e noi, idioti, bravi a osannarli per procura, a godere come se fossimo noi la notte a penetrare la Ferragni, a gioire nell’immaginarci dare una carezza a Leone, a sognare di passeggiare per quel bel salottto o affacciarci da quel maestoso terrazzo, padroni – sempre per procura – di una città malata, abitata da una felicità artificiale, patinata, venduta a pezzi, anzi a post e stories, che magari, anche solo per un secondo, riesca a farci dimenticare quanto sia triste la nostra vita.
Grazie Merdagnez per questo miracolo. Avete vinto voi.
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