La battaglia di Greta

Una coscienza si aggira per l’Europa. E’ la coscienza di tutti e si chiama Greta Thunberg. Greta ha sedici anni e viene dalla Svezia. Soffre di una leggera forma di autismo ma questa sua peculiarità non le impedisce di battersi per ciò in cui crede. La sua battaglia dovrebbe essere la battaglia di tutti, perché Greta si batte per il pianeta e contro i cambiamenti climatici.

Il fatto che una ragazzina così giovane incontri il Papa, i capi di stato e parli all’ONU mi rincuora perché vuol dire che un adolescente a volte può urlare così forte da farsi sentire anche dai ‘grandi’. Greta si batte contro l’inquinamento ed è quindi una figura scomoda. Scomoda un po’ per tutti, dalle corporazioni petrolifere e i grandi industriali del carbone, fino alla famiglia che compra plastica e usa l’auto anche per attraversare la strada.

Infatti Greta oltre all’attenzione globale si sta attirando fiumi di odio. Basta leggere i commenti di gente che la insulta e che la invita a ‘tornarsene a casa’. E’ già di per sé triste che qualcuno se la prenda con una ragazzina ma è ancora più sconfortante quando la massa grigia e informe di internet, persone “che visser sanza infamia e sanza lode”, si scaglia contro chi alla sua età sta facendo così tanto per tutti. L’Italia ancora una volta si conferma al primo posto quando c’è da vergognarsi. D’altronde da noi per capire se hai successo devi contare quanti ti odiano. Vuol dire che hai pestato i calli giusti: i calli dell’ignoranza (il “questo lo dice lei” dell’analfabeta che sfida la scienza), del bigottume tanto caro al Vaticano (perché un popolo che bacia le pile in ginocchio è un popolo più facile da controllare) e della pigrizia cerebrale inflitta all’Italia da decenni di rincoglionimento catodico. Culturalmente siamo il fanalino di coda dell’Europa, ancora a dibattere questioni che in altri paesi sono state risolte da trent’anni. Ma questo, cara Greta, non ti riguarda per fortuna. Ti posso solo dire, per usare le parole di uno che già secoli fa aveva capito quanto fosse pericolosa l’ignoranza: “lascia pur grattar dov’è la rogna”.

La copertina ‘vergogna’ di Libero in occasione della visita di Greta al Papa

E’ vero che non si dovrebbe mai rispondere a insulto con insulto ma è impossibile non prendere le difese di Greta, davanti a tanto vigliacco livore. Poi per quale motivo, di grazia? Perché ci viene ricordato che inquiniamo, che ci facciamo la doccia per mezz’ora, mangiamo carne tre volte alla settimana, prendiamo l’aereo e teniamo accesso il riscaldamento da settembre ad aprile. E invece ce lo dobbiamo sentir dire. E’ giusto che Greta ce lo ricordi e che ci inviti al cambiamento. Il pianeta di Greta è il nostro pianeta, dell’industriale che inquina e del padre di famiglia che compra l’acqua in bottiglia per i figli e la sera, prima di andare a dormire, insulta Greta su Twitter. L’ipocrisia è il vero schifo che inquina la Terra. Forza Greta!

Greta Thunberg davanti al Parlamento Svedese con il cartello “sciopero scolastico per il clima”