Effetto Serra

In un suo recente exploit alla Camera dei Deputati, Vittorio Sgarbi ha ricordato le affermazioni di Cossiga sull’ANM, definendola un’associazione mafiosa. Sgarbi è stato subito messo a tacere dalla Presidentessa della Camera, Mara Carfagna, e criticato da una semisconosciuta deputata, tale Bartolozzi. E’ stato infine trascinato di peso fuori dall’aula dopo essersi rifiutato di seguire l’invito ad abbandonare il dibatitto. Tutto ciò ha destato lo sdegno di Michele Serra e di Corrado Augias, che su Repubblica hanno entrambi criticato Sgarbi per la sua ennesima intemperanza. Ecco di seguito la risposta di Serra ad una precedente lettera di difese di Vittorio Sgarbi, sempre pubblicata su Repubblica. Riporto soltanto la risposta concisa di Serra, a cui vorrei dare io una risposta, se mi permettete:

Gentile Vittorio Sgarbi, il direttore mi chiede di risponderle e lo faccio più per dovere che per piacere. Corrado Augias e io abbiamo scritto, in sedi diverse, più o meno la stessa cosa: lei è un buon critico d’arte e, al tempo stesso, una persona di madornale maleducazione. Difficile dire quale dei due aspetti sia stato più determinante nella sua brillante carriera. Lei è probabilmente certo di essere stato sospinto soprattutto dal suo valore culturale. Non sa quanto mi piacerebbe poterle dare ragione, ma temo, vivendo l’epoca e avendo lavorato a lungo in televisione, che la sua prolungata esposizione pubblica sia dovuta soprattutto al suo talento (assolutamente fenomenale) per la polemica violenta, la rissa, l’ingiuria, la sopraffazione di chi ha la sbadataggine di trovarsi sulla sua strada senza un paraorecchie che lo protegga dalle sua contumelie.

Ora lei, a fronte del mio supposto moralismo, rivendica la legittimità della “provocazione artistica”, ma mi consenta di dirle che è solamente un alibi. Lei non è un artista. E’ un critico d’arte, un organizzatore culturale, un intellettuale, un parlamentare. Dunque non ha alcun titolo per accampare l’alibi della “provocazione artistica”. Le dirò di peggio. Io sono, a conti fatti, cento volte più artista di lei – ho scritto romanzi, racconti, monologhi teatrali, libretti d’opera, le risparmio la lista perché non esiste niente di più noioso e imbarazzante del narcisismo – eppure ho seri dubbi che questo mi autorizzi a mandare affanculo il mio prossimo, come a lei così spesso capita di fare. Sa, esistono perfino artisti educati.

Infine, visto che cita come prova a discarico le lettere dei suoi ammiratori, sono costretto a dirle che dai lettori di Repubblica (giornale, come lei giustamente scrive, “rispettoso dei diritti”), ho ricevuto solo lettere (tante, e tantissime lungo gli anni) molto ostili nei suoi confronti. Perché, a proposito di sensibilità per i diritti, il diritto al rispetto non è tra i meno significativi. Rispetti le altre persone e riceverà rispetto. Continui a spregiarle e riceverà spregio. Lo capirebbe anche un bambino.

Michele Serra”

Gentile Michele Serra, così come “non esiste niente di più noioso e imbarazzante del narcisismo“, mi lasci dire che le paternali sono invece ben più noiose e imbarazzanti del suo supposto narcisismo, che pure non le impedisce di collocarsi un gradino sopra gli altri. Ecco, il problema della sinistra italiana è proprio qui, nel credersi superiori agli altri, nel giudicare con disprezzo il prossimo, da una presunta posizione di superiorità. Questo, mi creda, è ancora più sgradevole e farisaico del fingere ritrosia, quando invece l’accusa è già stata lanciata. Ma facciamo un passo indietro.

Lei liquida Sgarbi come offensivo perché ritiene che sia stato sbagliato, nonché oltraggioso, il suo comportamento alla Camera. Bene, se anche fosse esistito margine per darle ragione, glielo dico con franchezza, questo è stato l’unico episodio in cui Sgarbi non ha sbagliato nulla. Tutti noi conosciamo Sgarbi, o meglio, lo Sgarbi pubblico, lo Sgarbi sopra le righe, lo Sgarbi urlatore, iracondo e offensivo. Eppure, il suo intervento alla Camera, cui lei e Augias avete apposto il vostro marchio censorio (da bravi gesuiti del Seicento), è stato perfetto, tempestivo e assolutamente rispettoso. Sgarbi ha sì urlato, ma ha urlato la verità. Ha detto che l’ANM ormai puzza come pesce avariato, e per farlo ha ricordato le parole di Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica Italiana, quindi un’auctoritas. Non erano parole sue, erano di Cossiga. Le ricordo che lo scandalo Palamara, per quanto scomodo per l’intellighenzia di cui vi reputate alfieri immacolati, è uno scandalo di rilevanza nazionale, se non addirittura mondiale. E’ un fatto gravissimo ed è stato giusto ricordarlo, è stato giusto invocare lo sdegno popolare; è oltremodo sacrosanto esigere chiarezza. Anche se sappiamo tutti che non succederà. La verità deve essere gridata quando intorno regna invece il silenzio, quando la paura rende gli animi pavidi. Crede che Davide avrebbe sconfitto Golia se avesse avuto paura? Sgarbi ha gridato allo scandalo, non ha gridato contro nessuno. E’ diverso.

Infine, caro Serra, dobbiamo ahimè constatare che la sinistra ha perso un’altra buona occasione per tacere. Le debbo ricordare tutte le volte che Repubblica ha fatto da cassa di risonanza ai velenosi attacchi contro Giorgia Meloni e Matteo Salvini, tacendo invece dei tanti, brutti, episodi in cui ministri, assessori, sindaci, insegnanti, professori si sono lasciati andare alle più incresciose contumelie all’indirizzo del popolo di destra? Le risparmio l’imbarazzo e lascio a voi la cattiva abitudine al dito puntato, all’atteggiamento censorio e allo sprezzo costante dell’inferiore che vi ha reso simili – se non peggiori – a ciò che un tempo combattevate quasi con coerenza: la Chiesa. Siete ormai diventati la loro brutta copia. Avete assunto l’abito talare del censore cattolico e ne scimmiottate perfino i toni, parlando con finta pacatezza, come preti dal pulpito. Censurate, biascicate di uguaglianza, date lezioni di umiltà e decoro, quando nelle vostre sacrestie avvengono le più immani schifezze che tacete senza vergogna. Lasciate ad altri le lezioni di morale, perché siete ancora lontani dal poter scagliare la prima pietra.

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