La congiura dei pazzi

Si sa che historia magistra vitae e che ogni pagina del libro di storia ci riporta una lezione che non dovremmo mai dimenticare. Si usa spesso anche l’espressione “mai come in questi tempi…”, oppure “oggi più che mai…”. Ebbene, i tempi in cui viviamo sono davvero bizzarri, bisogna ammetterlo. Le vicende politiche del Belpaese si prestano a così tanti parallelismi quante sono le facce di un prisma. Da ciascuna di esse si risale ad un’interpretazione, che ognuno di noi trarrà da par suo, se vorrà. Non sarò io a pilotare la scelta, anche perché il privilegio della storia è che si rivela solo a posteriori. Quindi ai poster l’ardua sentenza.

Rileggevo per masochismo della Congiura dei Pazzi (https://it.wikipedia.org/wiki/Congiura_dei_Pazzi):

La Congiura dei Pazzi, conclusasi il 26 aprile 1478, fu una cospirazione ordita dalla famiglia di banchieri fiorentini de’ Pazzi avente lo scopo di stroncare l’egemonia dei Medici tramite l’appoggio del papato e di altri soggetti esterni, tra cui la Repubblica di Siena, il Regno di Napoli e il Ducato di Urbino. La congiura portò all’uccisione di Giuliano de’ Medici e al ferimento di Lorenzo il Magnifico, senza tuttavia condurre alla fine del potere mediceo su Firenze, come era nei piani...

Come si vede si parla dell’egemonia di un partito, di una famiglia, di una figura in particolare, quella di Giuliano de’ Medici. Si parla del fastidio che questa figura arrecava alle altre potenze della penisola, passate in secondo piano a causa del prestigio crescente del partito dei Medici. E così si ordisce una congiura per farli cadere, perire, scomparire dalla circolazione, con l’aiuto di potenze che agiscono nell’ombra. Soggetti interni e soggetti esterni si coalizzano ai danni di un uomo che verrà ucciso. Ma rivediamo i fatti e i protagonisti.

I componenti dei Medici formavano una lega di persone cazzute e potenti. Erano un partito vero e proprio. Il più potente del Nord Italia. Il consenso presso il popolo cresceva giorno dopo giorno. Secondo le statistiche del tempo si dice che sfiorasse quasi il 40%. La gente adorava la veemenza e la sicumera dei leghisti medicei. Però si sa che da un grande potere derivano grandi responsabilità e così i Medici, avidi di consensi, aumentavano le promesse di benessere. “Realizzeremo strade e ponti”, “la smetteremo di far entrare a Firenze i Bolognesi e i Milanesi, se non sono provvisti di regolari permessi di soggiorno”, “si potranno prendere a bastonate i ladri che entrano nei castelli degli altri”. Insomma, grazie a queste promesse fagocitarono rapidamente i partitelli più piccoli.

A Roma intanto il papa tuonava contro la lega medicea (che da ora in poi per comodità chiamerò solo Lega). Il papa sembrava più interessato alle ricchezze terrene che a quelle celesti: si occupava di questioni politiche, gestiva alleanze, arringava folle, denigrava chi non la pensava come lui. Altro che docile vecchietto! Secondo lui a Firenze doveva entrare chiunque, bisognava accogliere bolognesi, romani, veneti ecc. La gente scuoteva la testa, ascoltava per rispetto ma continuava a parteggiare per la Lega. Lasciamo quindi Roma e torniamo a Firenze, dove nel frattempo qualcuno si era stufato di fare da sfondo alle vicende politiche. Una vecchia famiglia fiorentina, non più potente come una volta, si trovava a rosicare parecchio per la potenza della Lega. Era guidata da un esponente sempre diverso e non riuscivano mai a mettersi d’accordo su niente, nemmeno sul nome del proprio partito: Pazzi, De’ Pazzi.. Un giorno uno di loro se ne uscì con l’idea che bisognasse tenere nascosto il vero nome dietro una sigla. Siccome la fantasia era poca, invertirono le lettere del cognome in Pazzi De’ e lo abbreviarono in PD. Nacque immediatamente una coalizione tra tutti gli esclusi dal potere. Il nemico comune era la Lega. Nella coalizione confluirono preti, papi, potentati stranieri, tra cui perfino francesi e tedeschi evidentemente interessati a mettere bocca nelle faccende italiane. Si schierarono con il PD anche un nutrito gruppo di “intellettuali” e benpensanti. Il piano era pronto: bisognava fare fuori il capo della Lega. Pertanto, una domenica si diedero appuntamento in chiesa alcuni sicari mandati dal PD, che si erano finti nei mesi prima amici della Lega. Erano nobili, c’era un duca, c’era un marchese. C’era addirittura un Conte. Costui si rivelò il primo traditore. Fu lui a infliggere la pugnalata più dura al capo della Lega. La cosa fece scalpore perché invece di causare il rovesciamento degli equilibri, contribuì a rafforzare il consenso della Lega, che da quel giorno crebbe ancora di più. La vendetta fu terribile. Si cambiarono nobili e ministri, il il PD sparì dalle tribune politiche, la gente chiese di poter scegliere di nuovo chi far governare. In conclusione la congiura non servì a niente. Fu solo una congiura dei pazzi.

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