Mi ha commosso e francamente amareggiato la storia di Alessio Feniello, papà di una delle vittime di Rigopiano. Lui era – ed è – il padre di un giovane deceduto purtroppo sotto le macerie di quel maledettissimo Hotel, crollato il 18 gennaio del 2017. E come qualsiasi padre, lacerato da un dolore inesprimibile, ha dichiarato candidamente di aver voluto soltanto andare a trovare suo figlio e lasciargli un mazzo di fiori sulla tomba il giorno del suo compleanno.
Per fare questo ha dovuto violare i sigilli posti intorno al luogo della tragedia (che tra l’altro non sono ancora stati rimossi, dopo più di due anni, a riprova del fatto che in Italia il provvisorio diventa sempre definitivo). E’ stato quindi multato, giustamente direi, perché se c’è una cosa che lo Stato Italiano non può tollerare sono le infinitesimali violazioni alla legge (quelle grandi passino..ma quelle piccole no, eh no!). Pertanto, come per i delitti più efferati, il Signor Feniello, lombrosamente spinto da chiaro animus nocendi, sarà processato per direttissima e – si spera – sbattuto in carcere a vita.
Possiamo festeggiare: ancora una volta la giustizia ha fatto il suo corso e riportato la sua vittoria. Un altro pericoloso criminale assicurato alle patrie galere, mentre i responsabili di una catastrofe assurda potranno dormire sonni tranquilli, grazie alla rapidità e inflessibilità degli italici tribunali che non si lasciano certo impietosire dal banale dolore di un padre che voleva solo portare un fiore al figlio che non c’è più.
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