Il Nome della Cosa

Già, “cosa”, perché quale altro nome si può dare ad uno (s)formato televisivo del genere, che ambisce a riportare sul piccolo schermo la Rosa del romanzo di Eco a distanza di trent’anni dal film di Annaud. Come si dice quando si scarta un regalo non gradito “Non dovevate..”. Infatti, bastava il pensiero.

Se Turturro & Co. avessero lasciato perdere sarebbe stato meglio. Il confronto con il film di Annaud è impietoso e la modesta produzione Rai ne esce con le ossa rotte. Il film di Annaud è ambizioso, il cast è stellare, luoghi e fotografia sono dei capolavori, a partire dall’ambientazione: un’abbazia non meglio identificata, persa nelle nebbie del nord Italia. I volti sono quelli degli uomini del Medioevo, per come ce li immaginiamo: visi sfregiati, denti mancanti, capelli radi e unti. A parte ovviamente Adso e Gugliemo, di un’intensità – specie la barba di Connery – su cui si può anche

Risultati immagini per il nome della rosa film
Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk

chiudere un occhio (come direbbe Jorge da Burgos!). E poi tutto il resto: le musiche piene di suspense che si sposano con la vita in un’abbazia del Trecento, poca luce che filtra da feritoie e scende obliqua e sapiente sui manoscritti della biblioteca o nelle celle dei monaci, i dialoghi (non complessi come quelli di Eco) ma che mantengono stralci in latino (il che rende tutto ancora più epico), e il doppiaggio magico di Pino Locchi e Renato Mori che ci trasporta indietro nel tempo.

Risultati immagini per umberto eco
Umberto Eco

Restiamo sui dialoghi, perché è tutto lì che secondo me si gioca – e si perde – la partita. Per il Professor Eco il verbo è fondamentale. Esso domina l’interpretazione e, come dice anche nelle Postille, distingue il lettore meritevole da uno di passaggio. Eco scrive bene ma scrive in modo difficile, perché concentra una tale quantità di informazioni che soltanto una ristretta parte di chi legge il Nome della Rosa può dire di aver esperito tutti i livelli di lettura. Storia, Filosofia Medievale, Semiotica, Linguistica, Sociologia..il romanzo è un saggio in forma di romanzo. Per questo mi sono sentito tradito nell’ascoltare i dialoghi “semplificati” della versione di Giacomo Battiato. Era come se il regista avesse spianato le difficoltà del romanzo per dare in pasto a quanta più gente possibile la storia di Eco. E invece no, bisogna inerpicarsi sulla salita e superare 100 pagine prima di approdare alla spianata dell’abbazia, acquisendo il “ritmo”, aggiustando il “respiro” e facendo “penitenza” (cito sempre le Postille). Non è così facile. In più bisogna conoscere il latino o quantomeno masticarlo. Bisogna conoscere il periodo storico in questione, sapere cosa sta avvenendo tra i vari ordini religiosi, qual è la situazione dell’Italia e del papato. Poi bisogna conoscere Wittgenstein, la Bibbia, Barthes, Lacan…

L