Com’eravamo dieci anni fa? E’ una domanda che mi mette i brividi, seriamente. Non tanto per le rughe, quelle – si sa – aumentano – e per i capelli, che ingrigiscono. Dico più che altro per l’umore.
Questi ultimi 10 anni il nostro umore è andato davvero scurendosi. Ma non lo dico con falsa retorica o con demagogico buonismo da prete pentastellato. Sottile è infatti in questi tempi grami il confine tra il ‘volemose bene’ che rimbomba durante l’Angelus in San Pietro e quello di Fico alle 2 del pomeriggio nell’aula di Montecitorio.
Parlo dell’umore di stomaco, del nodo di rabbia e cinismo con cui abbiamo accolto gli ultimi 10 anni. Di questi 10, io personalmente, la metà li ho passati fuori dall’Italia. Ho quindi il privilegio di aver conservato uno sguardo distaccato, che non si è abituato al disinteresse quotidiano, alla maleducazione imperante e al livore latente che scatta alla prima offesa: sul tram, in macchina, in coda al supermercato.
Non so dove stiamo andando però ho una vaga idea del punto di partenza. Qualcuno mi dirà che non sono certo il primo ad agitare il fantoccio della bontà d’infanzia e dell’età dell’innocenza. Non eravamo dei santi 10 anni fa, ma – dovrete convenire – ci voleva qualcosa di più per mandarsi a fanculo, che un semplice ‘buongiorno’ non detto.
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