Ci vuole poco a prevedere ciò che accadrà il 29 marzo. L’orrevole Theresa May, il fantoccio che non piace a nessuno, farà molta, moltissima fatica a strappare un accordo migliore di quello già ottenuto, abbandonata com’è dai suoi. Incassata la fiducia, si presenterà tra qualche giorno a Bruxelles, in ginocchio, da Donna Merkel, implorando aiuto.
E forse la Germania e qualche altro stato amico, passatasi una mano sulla coscienza, le offriranno un patto più vantaggioso. Ma finirà lì. Tornata a Westminster con i frutti delle sue preghiere e senza più un briciolo di dignità (quando mai l’ha avuta?), verrà fustigata per incompetenza e rimandata a settembre.
Nel frattempo saremo arrivati al 29 marzo. L’UK è fuori dall’EU, o meglio, l’EU sarà fuori dall’UK, con buona pace dei faragisti oltranzisti del “nodealisbetterthanabaddeal”
E chi resta? Gli italiani nel Regno Unito o i Brits (che fa chic) expatriati? Ci troveremo a pagare il prezzo insostenibile di una democrazia distorta e di una politica asinina, che ha passato due anni a ciurlare nel manico facendo propaganda e brandendo il vessillo dell’Union Jack gonfio di orgoglio, prima di realizzare quanta falsa retorica c’era dietro l’uscita dall’Europa. Del senno di poi saranno piene le farmacie.
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